Comunicato stampa | 26 Febbraio 2026
Marzo con Vivaldi

Da mercoledì 4 marzo a giovedì 26 marzo 2026 presso la Sala Mostre Filippo Juvarra della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino esponiamo al pubblico gli scritti in gran parte autografi del compositore veneziano, patrimonio della Nazionale di Torino. 

Con una preview riservata agli iscritti alla nostra newsletter: martedì 3 marzo alle 17.00

Ingresso libero senza prenotazione
da lunedì a venerdì, dalle 9:00 alle 19:00 (ultimo ingresso ore 18:00)
piazza Carlo Alberto, 3, 10123 Torino

Il 4 marzo del 1678 nasceva Antonio Vivaldi e proprio il 4 marzo 2026 si inaugura alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino un’esposizione dei codici autografi del celebre compositore veneziano.
Come noto, a parte qualche scritto in alcune istituzioni europee – Manchester, Dresda e Berlino per citare le più significative – la maggior parte del corpus degli autografi vivaldiani è conservato presso la Nazionale: un insieme documentario unico a livello mondiale, costituito da 27 volumi che tramandano un patrimonio di circa 15.000 pagine – per la maggior parte di pugno del Prete rosso – con 450 composizioni. 
Un immenso patrimonio che ha avuto vita assai travagliata. Per quasi due secoli si persero le tracce dei manoscritti – un vero e proprio thriller su cui sono stati scritti libri e girati documentari – poi acquisiti dalla Nazionale solo tra il 1922 e il 1930, rendendo così possibile la diffusione della sua musica senza tempo, entrata a far parte a pieno titolo della cultura pop. 

Di Antonio Vivaldi, e in particolare della Primavera delle sue Le quattro stagioni, se ne conoscono infinite versioni, per ogni genere musicale. Protagonista di spot pubblicitari, accompagnamenti cinematografici, ma pure sottofondo di chiamate telefoniche in attesa e di brevi viaggi in ascensore, le musiche di Antonio Vivaldi fanno parte della colonna sonora della nostra vita. 

Come sottolinea la Direttrice della Nazionale Marzia Dina Pontone: «Marzo con Vivaldi alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino è un’occasione straordinaria per apprezzare dal vivo una selezione di partiture autografe di Antonio Vivaldi; un’opportunità rara per entrare di persona nel laboratorio creativo del famoso compositore veneziano e per scoprire un patrimonio culturale unico al mondo.
Perché Vivaldi è stato un compositore e un artista che oggi è diventato un classico noto in tutto il mondo, che ha saputo ispirare la cultura musicale internazionale da oltre tre secoli. Eppure, la sua musica barocca non potrebbe essere colta pienamente senza l’apporto di conoscenza offerto dai manoscritti e dai documenti conservati presso la nostra biblioteca. Invitiamo tutti a venire in Nazionale per scoprire le incredibili vicende compositive e conservative degli autografi vivaldiani attraverso il percorso espositivo e il palinsesto di attività culturali del Marzo con Vivaldi».

I manoscritti autografi di Antonio Vivaldi tornano ad essere in mostra al pubblico che potrà ammirare una selezione ragionata e commentata delle opere esposte sotto teche di vetro appositamente rinnovate per l’occasione. 

La mostra

La mostra si articola in cinque sezioni, nelle quali saranno allestite carte autografe e documenti d’archivio. 

Prima e seconda sezione

Dal collezionismo al mecenatismo: la Raccolta Mauro Foà
Dal collezionismo al mecenatismo: la Raccolta Renzo Giordano

Le prime due sezioni ripercorrono le incredibili vicende che hanno portato i manoscritti vivaldiani da Venezia a Torino.

Dopo la morte del compositore nel 1741, i 27 codici entrarono nella biblioteca del senatore veneziano Jacopo Soranzo (1686-1761), che li acquisì dagli eredi del grande compositore che li vendettero per far fronte agli ingenti debiti accumulati nella Serenissima e non solo. 
Intorno al 1780 divennero proprietà di Giacomo Durazzo (1717-1794), all’epoca ambasciatore imperiale presso la Serenissima: rimasti nell’asse ereditario della famiglia Durazzo, giunsero nelle mani di Giuseppe Maria IV (1805-1893). Costui divise la collezione tra i figli. 
Uno di loro, Marcello, donò la sua parte al Collegio Salesiano di Borgo San Martino: sul finire del 1926 il Preside del Collegio, ignaro dell’effettiva importanza di tali materiali, contattò il direttore della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino per una stima economica dei pezzi nell’intento di alienarli. 
Il Direttore, Luigi Torri, e Alberto Gentili, all’epoca docente di Storia della musica all’Università di Torino, capirono la grande importanza di tali materiali e si adoperarono per trovare un benefattore che li acquisisse in favore della Biblioteca.
Il benefattore fu trovato in Roberto Foà che acquistò e donò alla Nazionale nel 1927 i manoscritti, ponendo quale unico vincolo che la raccolta fosse intitolata alla memoria di Mauro, il giovane figlio morto prematuramente.
Gentili studiò attentamente la raccolta e comprese da subito che essa era incompleta: iniziarono le prime indagini e grazie alla mediazione del bibliotecario della Nazionale Faustino Curlo, si apprese che la restante parte della raccolta era rimasta nell’asse ereditario dei Durazzo di Genova. Curlo appurò che Flavio Ignazio Durazzo aveva lasciato i suoi codici al figlio Giuseppe Maria V. Anche in questo caso, trovato un benefattore, l’industriale Filippo Giordano, fu possibile acquistare questo nucleo di codici. 
Nel 1930 Giordano, come Foà, donò alla Biblioteca i manoscritti, chiedendo che la raccolta fosse intitolata a Renzo, il figlio scomparso in tenera età.

Terza sezione

Generare valore pubblico: i lasciti dei musicologi e compositori Luigi Torri ed Alberto Gentili, e del bibliofilo Faustino Curlo

La terza sezione si concentra sulle tre figure che, oltre ai mecenati, resero possibile l’approdo a Torino delle partiture vivaldiane. Offrirà inoltre un focus sull’apporto di Alberto Gentili allo studio e alla valorizzazione di tali materiali.

Quarta sezione

Manoscritti e stampe musicali nell’età di Vivaldi

La quarta sezione approfondisce le peculiarità del libro di musica – manoscritto e a stampa – del Settecento. Partendo da uno specifico codice vivaldiano, la sezione proporrà alcuni testi musicali coevi realizzati con tecniche diverse: stampa a caratteri mobili, incisione, litografia. Il confronto tra queste differenti tipologie documentarie consentirà di accennare alle molteplici esigenze e istanze a cui risponde il documento musicale prodotto nel XVIII secolo.

Quinta sezione

Tra conservazione e valorizzazione: alcuni casi peculiari

L’ultima sezione offrirà una ristretta ma significativa casistica di elementi specifici – riscontrabili nei manoscritti e realizzati dallo stesso Vivaldi – quali cartigli applicati, toppe cucite e fogli incollati con la ceralacca nell’intento di un radicale rifacimento di alcune porzioni musicali. 
I materiali in mostra in questa tappa del percorso offriranno l’occasione per riflettere sul valore della conservazione nel totale rispetto della fisionomia materica dei manoscritti; verranno presi inoltre in esame aspetti importanti legati al rapporto nell’oggi tra tutela e valorizzazione come, ad esempio, la digitalizzazione.

Le iniziative collaterali

La mostra sarà arricchita da un ricco palinsesto di iniziative culturali collaterali, tra cui concerti, laboratori per bambini e approfondimenti storico-filologici.

Venerdì 6 marzo 2026

alle ore 17:00, nell’Auditorium Antonio Vivaldi della Nazionale, l’ensemble Quadro Raro eseguirà del compositore veneziano: 

  • il Concerto in sol maggiore per due mandolini e archi, RV532, allegro, andante, allegro
  • il Concerto in do maggiore per mandolino e archi, RV 425, allegro, largo, allegro 
  • il Concerto in re maggiore per liuto, due violini e basso, RV 93, [allegro]. Largo, allegro

La formazione Quadro Raro è composta da:

  • Ugo Orlandi, Margherita Caputo, Gabriele Cascini mandolino a cinque ordini (detto mandola, mandolino, mandolino veneziano/bolognese, Antonio Stradivari, Cremona 1680 – copia di Daniele Orlandi, Monticelli Brusati, 2019); mandolino a 4 ordini singoli (detto Cremonese o Bresciano, Museo Bagatti Valsecchi, Milano, copia di D. Orlandi, 2018); mandolino (mandolino napoletano Raffaele Calace jr, modello Classico A, Napoli 1981) 
  • Anh Tuan Auriemma, mandola bassa (copia di D. Orlandi, 2025, dall’esemplare del Kunsthistorisches Museum Wien, nr. 8436, c37); chitarra barocca (Tiziano Rizzi 1989, da un quadro di E. Baschenis); chitarra
  • Lucia Caputo, Ruben Galloro violino
  • Lara Albesano, viola
  • Stefano Beltrami, Violoncello

La riscoperta dei manoscritti vivaldiani ha riportato il mandolino nella “grande” musica, nel solco della sua tradizione più significativa, quella settecentesca. 
Dai primi anni Cinquanta del ’900 abbiamo assistito al suo progressivo inserimento nei programmi delle nascenti orchestre d’archi, poi divenute ambasciatrici della rinascita artistica della musica da camera barocca nel mondo.

Il modello di mandolino utilizzato nella Venezia vivaldiana aveva cinque ordini
Il Concerto per due mandolini RV 532 verrà eseguito con due mandolini copia da Antonio Stradivari (Cremona, 1680). 

A quel tempo la “Serenissima” estendeva il suo territorio dalla laguna fino ai confini del Ducato di Milano, comprendendo le città, oggi in Lombardia, di Brescia e Bergamo. 

A Brescia si trovano tracce di parte della storia famigliare e musicale dei Vivaldi. Il modello bresciano del mandolino era invece montato con 4 ordini singoli e accordato per quinte, proprio come il violino: non è quindi casuale che la presenza, nel manoscritto originale del Concerto per mandolino RV 425, di due versioni assai diverse in alcuni passaggi della parte solistica sia dovuta proprio alle caratteristiche dei due modelli di mandolino in uso a Venezia e Brescia.

Oltre a presentare le pagine dedicate da Vivaldi al mandolino attraverso i manoscritti presenti nella Biblioteca Nazionale di Torino, il programma si propone di offrire una visione il più possibile completa riguardo alla possibile esecuzione mandolinistica di questi concerti: da quella storicamente informata a quella praticata con strumenti moderni.

Sarà esposta in mostra, a corredo, la partitura autografa originale del Concerto per mandolino RV 425.
Grazie alla generosa disponibilità della Fondazione Giovanni e Mariella Accornero, nel pomeriggio del 6 marzo saranno esposti alcuni mandolini storici del periodo vivaldiano provenienti da una delle collezioni più prestigiose di strumenti a corde pizzicate

Martedì 10 marzo 2026 

alle ore 17:00, presso la Sala Luigi Firpo (I piano della Biblioteca Nazionale), avrà luogo la presentazione del volume Am Ha-seferIl popolo del libro. Lettori e bibliofili nell’Italia ebraica tra il XVII e il XX secolo, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2025. 

Saranno presenti Dario Disegni (Presidente della Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia e del Comitato Scientifico della Biblioteca Nazionale dell’Ebraismo Italiano Tullia Zevi, curatore del libro), Germano Maifreda (Professore ordinario di Storia economica presso il Dipartimento di Studi storici dell’Università degli Studi di Milano, membro del Comitato Scientifico della Biblioteca Nazionale dell’Ebraismo Italiano Tullia Zevi, curatore del libro), Chiara Pilocane (ricercatrice presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino) e Franca Porticelli (già bibliotecaria della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino).

Dopo una introduzione di Dario Disegni e Germano Maifreda, Chiara Pilocane offrirà una sintesi sui fondi in lingua ebraica, manoscritti in particolare, conservati presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino

Verrà quindi presentato il contributo di Franca Porticelli dal titolo Alberto Gentili e il recupero degli autografi di Vivaldi, pubblicato all’interno del volume: il saggio indaga la figura di Alberto Gentili, docente di Storia della Musica all’Università di Torino e tra i protagonisti dell’acquisizione della Raccolta Foà e della Raccolta Giordano conservate in Istituto.

Venerdì 13 marzo 2026 

alle ore 17:00, nell’Auditorium Antonio Vivaldi della Biblioteca, concerto dimusica da camera, a cura di Amit Dubester (sassofoni) e Giancarlo Prossimo (pianoforte).

Il programma del pomeriggio musicale comprende:

Antonio Vivaldi (1678-1741) – 9’
Sonata per flauto dolce alto e basso continuo in sol minore op. 13 N. 6 (RV 58) “Il Pastor Fido”
Vivace – Allabreve – Largo – Allegro ma non troppo 

Antonio Vivaldi (1678-1741) – 3’
„Siciliana“ dal concerto in re minore nella trascrizione di J. S. Bach BWV 596

Giovanni Benedetto Platti (1697-1763) – 12’
Sonata per flauto in Sol maggiore, Op. 3, n. 2
Grave-Allegro-Adagio-Allegro molto

Antonio Vivaldi (1678-1741) – 12’
Sonata per flauto e basso continuo in Do maggiore (RV 48)
Affetuoso – Allegro assai – Larghetto – Allegro

Antonio Vivaldi (1678-1741) – 8’
Concerto per violino in la minore (RV 356)
(versione per sassofono alto arrangiata da James Rae)

Antonio Vivaldi morì quasi esattamente cento anni prima della più celebre invenzione di Adolphe Sax: il sassofono.
Nel 1842, Hector Berlioz scriveva sul Journal des Débats:
«Non conosco alcuno strumento attualmente in uso che possa essere paragonato ad esso. È pieno, morbido, vibrante, di enorme potenza e capace di essere addolcito».
Strumento giovane ma dalla personalità straordinaria, il sassofono ha conosciuto fin da subito un rapido sviluppo, grazie alla sua ricchissima tavolozza sonora e alle grandi possibilità virtuosistiche. Ne è nato un repertorio ampio e variegato, che comprende sia musica originale sia trascrizioni e arrangiamenti.
La natura camaleontica del sassofono rende questo concerto un’esperienza musicale unica: una reinterpretazione moderna di alcuni capolavori di Vivaldi per flauto e violino, nonché una sonata per flauto di Giovanni Benedetto Platti. Ne nasce un affascinante dialogo tra antico e contemporaneo, tra semplicità e virtuosismo, e un’esplorazione di come mondi apparentemente lontani possano fondersi in un solo strumento.
La collaborazione pluriennale tra Amit Dubester e Giancarlo Prossimo, maturata in Svizzera, approda alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, offrendo al pubblico un’esperienza intensa e stimolante di musica da camera.

Venerdì 20 marzo 2026

alle ore 11:00, nella sala mostre Filippo Juvarra della Biblioteca, talk di Federico Maria Sardelli su Vivaldi secondo Vivaldi. Dentro i suoi manoscritti.

Federico Maria Sardelli – direttore d’orchestra, compositore, flautista e tra i massimi esperti dell’opera di Vivaldi – restituirà al pubblico gli esiti di lunghe e approfondite frequentazioni vivaldiane. Grazie a una ricognizione minuziosa sulle sue istruzioni musicali manoscritte offerte dal Prete rosso anche nei manoscritti in mostra, Sardelli metterà in luce come le partiture siano, in genere, già complete di molte indicazioni utili all’esecuzione
Al contrario della vulgata – e sebbene Vivaldi non abbia lasciato nessuno scritto sulla sua musica, la sua poetica, il suo modo di comporla o eseguirla – queste carte lo rivelano come ilcompositore italiano barocco più prodigo d’informazioni tecniche e musicali
Guidati da Sardelli, entreremo in intimo contatto con i manoscritti del Prete rosso, scrigni di un’impressionante mole di notizie, cruciali per comprendere il suo modo d’intendere e d’interpretare le sue creazioni.

Venerdì 20 marzo 2026

alle 17:00, nell’Auditorium Antonio Vivaldi della Biblioteca, il maestro Federico Maria Sardelli darà vita allo spettacolo teatrale L’affare Vivaldi.

Basato sull’omonimo romanzo pubblicato da Sellerio, L’affare Vivaldi è un concerto-reading interamente dedicato all’opera del Prete rosso. 

La narrazione si muove su diversi itinerari dando allo spettatore l’opportunità di seguire, sia sul piano musicale sia su quello musicologico, l’affascinante percorso di un enorme patrimonio musicale che ha rischiato di andare perduto. 
La fortuna popolare delle Quattro stagioni di Vivaldi ha infatti certamente reso il nome del compositore familiare al grande pubblico, al punto forse di costituire un ostacolo alla conoscenza più ampia della sua opera, vasta, complessa e affascinante. 
I molti appassionati di Vivaldi, pur apprezzando le sue composizioni orchestrali, e la musica vocale, sia sacra che profana, spesso non sanno che grandissima parte dell’opus vivaldiana è rimasta per secoli sepolta nella biblioteca di famiglie aristocratiche più o meno decadute, e che ha rischiato di non veder mai la luce. 

Quella compiuta da Sardelli è l’appassionante ricostruzione di un grande enigma culturale: la storia della discesa nell’oblio della musica di Antonio Vivaldi, e della sua travolgente riscoperta, tra il Settecento e l’Italia fascista.

Sabato 21 marzo 1026

dalle ore 10:30 alle 12:30 apertura straordinaria con laboratorio didattico per bambini e famiglie.
Nella sala mostre Filippo Juvarra della Nazionale, i bambini saranno accompagnati in una visita guidata interattiva, adattata in base all’età dei partecipanti. In seguito, parteciperanno al laboratorio musicale Emozioni in musica: i bambini ascolteranno un brano di Vivaldi e ciascuno di loro riceverà un pannello personale su cui lavorare, seguendo le emozioni ispirate dal brano
Saranno messi a disposizione quattro box contenenti card a tema Stagioni, Colori, Sensazioni e Situazioni tra cui scegliere, per poi incollarle sul pannello e colorarle. In un secondo momento, i bambini saranno invitati a disegnare nello schema predisposto sul retro del pannello la propria storia su ispirazione del brano e delle card scelte. Alla fine del laboratorio ciascun bambino riceverà un attestato di partecipazione e potrà portare con sé il proprio quadro delle emozioni in musica.

Martedì 24 marzo 2026

alle 17:00, nella sala mostre Filippo Juvarra della Biblioteca, avrà luogo il talk in mostra a cura di Elena Franchi su Pubblico e privato modelli in cammino, e Laura Nicora su Il valore storico, culturale ed economico dei documenti di Vivaldi.

Come titolare di una biblioteca musicale notificata dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica del territorio, Elena Franchi racconterà il progetto che ha cercato di realizzare negli anni per mettere a disposizione di studiosi, musicisti e appassionati il prezioso materiale librario e documentario di sua proprietà, con la consapevolezza che vasto e ricchissimo è il granaio delle biblioteche e degli archivi pubblici, ma che altrettanto feconda può rivelarsi la sinergia con il mondo del collezionismo privato. 
Lo rivela anche l’emblematica vicenda di intermediazione e mecenatismo privato che cento anni fa consentì allo Stato italiano di entrare in possesso degli autografi vivaldiani.

Il confronto proseguirà poi con l’intervento della musicologa Laura Nicora
Un documento ha valore culturale e storico quando rappresenta una testimonianza viva del nostro passato. I 27 volumi manoscritti, quasi interamente autografi di Antonio Vivaldi, custoditi presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, costituiscono un patrimonio storico e artistico di valore universale
Vivaldi è infatti riconosciuto come uno dei più grandi compositori di ogni epoca e la sua musica continua ad essere tra le più eseguite al mondo. Oltre al loro straordinario valore storico e culturale, questi documenti hanno anche un grande valore economico, determinato da molteplici fattori che verranno approfonditi nel corso dell’incontro. 
Laura Nicora guiderà il pubblico nell’affascinante universo dei manoscritti antichi, un tempo unico veicolo di diffusione della cultura e della musica. Illustrerà i criteri e le criticità che caratterizzano la valutazione economica, introducendo i temi dell’autenticazione delle carte e del riconoscimento delle grafie autografe
L’intervento si concluderà con il racconto di alcuni clamorosi casi di falsificazione che hanno coinvolto celebri protagonisti della storia musicale, compreso lo stesso Vivaldi.

Giovedì 26 marzo 2026

alle 17:00, nell’Auditorium Antonio Vivaldi della Nazionale, avrà luogo il talk in mostra a cura della professoressa Annarita Colturato dell’Università di Torino, La “mano famosa di Monsieur Estienne Roger”. Vivaldi e la stampa musicale.

Contrariamente a quel che si è spesso portati a pensare, ben dopo l’introduzione della stampa la musica ebbe larghissima circolazione in forma manoscritta. La produzione di Antonio Vivaldi non fece eccezione e, vivente il compositore, solo una dozzina delle sue raccolte di sonate e concerti andò a stampa. Nel caso delle sonate op. 1-2, egli si rivolse a due veneziani che adottavano la tecnica a caratteri mobili (Giuseppe Sala e Antonio Bortoli). 
A partire dall’Estro armonico op. 3, invece, affidò la propria musica strumentale a Estienne Roger, alla figlia minore di quest’ultimo (Jeanne) e al marito della figlia maggiore (Michel-Charles Le Cène), tutti attivi ad Amsterdam; l’adozione della calcografia e l’ampiezza della loro rete commerciale garantirono alla produzione vivaldiana (Stagioni in testa) una resa del testo e una diffusione altrimenti impensabili.

Ha collaborato dott. Fabio Uliana, Responsabile del settore manoscritti e rari della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino.