Manoscritti

Il patrimonio manoscritto della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino proviene in gran parte dalle collezioni di Casa Savoia. Ammontante almeno a 4500 unità agli inizi del Novecento, la raccolta fu gravemente danneggiata nell’incendio del 1904.

Della ricchissima raccolta di codici posseduti dalla Biblioteca, quelli in lingua ebraica ebbero un posto di preminenza in passato, poiché considerati una delle collezioni più ricche e più complete d’Europa. Tra i manoscritti – di cui oggi sopravvivono solo un centinaio tra codici e frammenti databili tra il XII e il XVI secolo – si hanno il codice miniato allestito a Ferrara nel 1472 contenente l’Arba Turim di Jacob Ben Ascer e la Divina corona sabauda (1622) di Diodato Segre, testo autografo che tramanda composizioni encomiastiche in lode di Carlo Emanuele I di Savoia.

Il fondo manoscritto greco, anch’esso gravemente danneggiato dall’incendio, contava prima del 1904 405 codici: degli attuali 309 manoscritti, circa 90 recano miniature e decori. Tra i codici più noti si hanno un testimone dei In duodecim minores Prophetas commentarii di Teodoreto (fine X – inizio XI secolo), arricchito da miniature che riproducono su fondo oro i medaglioni dei 12 profeti, e il De caelesti syderum dispositione di Giovanni Camatero, allestito nel Cinquecento e certamente appartenuto al duca Emanuele Filiberto di Savoia.

Il fondo manoscritto in alfabeto latino è costituito da codici latini, francesi, italiani e spagnoli. Tra i documenti più significativi in lingua latina sono da segnalare il codice k dei Vangeli (tramanda una porzione del Vangelo di Marco e del Vangelo di Matteo), scritto probabilmente nel IV-V secolo e proveniente dal monastero di Bobbio; un testimone del commento all’Apocalisse di Beato di Liébana, realizzato nel primo quarto del XII secolo; il cosiddetto “Messale Rosselli”, databile al XIV secolo e allestito per il cardinale Nicolas Rossell, attivo presso la curia papale di Avignone; l’Historia Naturalis di Plinio commissionato fra il XV e il XVI secolo dalla famiglia Gonzaga, con miniature attribuite alla scuola di Mantegna. Tra i manoscritti in lingua francese si ricorda il Guiron le Courtois du bois verdoyant, compilato intorno al 1465 e arricchito da oltre 100 fogli miniati. Tra i codici in volgare italiano pare utile menzionare due testimoni del Mondo Creato di Torquato Tasso, databili alla fine del Cinquecento.

Tra i documenti entrati in Biblioteca dopo il 1904 di particolare interesse sono gli archivi di Giovanni Flechia, di Alberto Nota, di Felice Romani e della famiglia Peyron.